Come la guerra permanente trasforma l’infanzia a Gaza
Da più di due anni, i bambini di Gaza vivono in uno stato di trauma continuo. Tra ottobre 2023 e luglio 2025, più di 17.000 studenti e studentesse palestinesi hanno perso la vita, mentre decine di migliaia di altri sono rimasti feriti. Le università sono chiuse, le scuole distrutte al 90%, e 39.000 studenti delle superiori non hanno potuto sostenere l’esame di fine studi. In questo contesto, tra il 70% e il 90% dei bambini mostra segni di stress post-traumatico, depressione o ansia grave. La loro sofferenza non si limita a sintomi clinici, ma si estende a una paura costante della morte, un lutto anticipato e una perdita di senso.
La vita sotto assedio e bombardamenti ripetuti ha creato ciò che i ricercatori chiamano un “continuum di trauma”. I bambini non conoscono né tregua né sicurezza, e il loro sviluppo è segnato dall’ipervigilanza e dall’insonnia. Anche le famiglie, anch’esse colpite, trasmettono la propria angoscia, aggravando l’ansia dei più giovani. I bambini pongono domande esistenziali precoci, come «Perché sono ancora vivo?», rivelando una profonda angoscia di fronte a una morte onnipresente.
Eppure, nonostante questa realtà, emergono forme di resistenza. I bambini si aggrappano alla loro istruzione come a un atto di sopravvivenza, studiando tra le macerie o condividendo quaderni alla luce delle candele. Trovano anche conforto nella fede, nei racconti familiari e nella cultura della sumud, una perseveranza collettiva che li aiuta a mantenere la speranza. Le scuole, sebbene in rovina, rimangono luoghi di solidarietà dove si impara tanto a leggere quanto a superare la paura.
Gli interventi psicologici classici, spesso progettati per traumi puntuali, faticano a rispondere a questa crisi. Programmi comunitari come The Eye to the Future mostrano risultati incoraggianti nel ridurre i disturbi emotivi, ma la loro durata è minacciata dalla distruzione delle infrastrutture. I bambini, lungi dall’essere semplici vittime, diventano testimoni attivi della loro storia, usando disegni e racconti per affermare la propria identità e denunciare l’ingiustizia.
I ricercatori sottolineano l’urgenza di un approccio globale, che combini sostegno psicologico, ricostruzione delle scuole e riconoscimento dei diritti calpestati. Senza giustizia né stabilità, le ferite invisibili di questi bambini rischiano di perdurare ben oltre le rovine. La loro resilienza, pur reale, non deve nascondere l’assoluta necessità di porre fine alle condizioni che la rendono indispensabile.
Sources d’information
Référence originale
DOI : https://doi.org/10.1007/s11920-026-01670-8
Titre : Death Anxiety and Trauma in Forcibly Displaced Children in the Gaza Strip: A Critical Review of Emerging Research, 2024–2025
Revue : Current Psychiatry Reports
Éditeur : Springer Science and Business Media LLC
Auteurs : Anies Al-Hroub